giovedì 29 maggio 2014

MONITORAGGIO DELLA COLESTEROLEMIA E CAUSE DELLA IPERCOLESTEROLEMIA

"Quel numero non ha niente a che fare con la lotteria o gli indici di Borsa. E' il tuo livello di colesterolo." (Vignetta tratta da warrior.net)

La maggiore possibilità di scelta rispetto ai cibi, l’introduzione di cibi molto lavorati nella dieta quotidiana (e non più solo nei pasti “della festa”) e la mancanza di moto hanno creato un’emergenza mondiale, tanto che le linee-guida per l’alimentazione, nel mondo occidentale, ora corrispondono a quelle degli ipercolesterolemici anche per le persone sane.

Il colesterolo entra nella composizione delle membrane cellulari, degli organuli intracellulari, del rivestimento del sistema nervoso, degli acidi biliari, nella composizione di alcuni ormoni e della vitamina D, è necessario per la funzionalità di macrofagi e linfociti (due classi di cellule immunitarie): quindi è un elemento indispensabile al buon funzionamento dell’organismo e deve poter raggiungere le varie regioni del corpo.
Attualmente, il livello di colesterolo totale nel sangue ritenuto accettabile non dovrebbe superare i 150 mg/dl. Il monitoraggio completo della colesterolemia si ottiene dosando anche le HDL e le LDL. Si indicano con questa sigla due gruppi di proteine che servono a trasportare il colesterolo nel sangue e quindi nei vari distretti corporei. La differenza tra i due veicoli sta nel fatto che le HDL hanno anche la funzione di mantenere pulite le arterie, cioè i vasi sanguigni che portano ossigeno agli organi; mentre le LDL sono il puro indice del livello di colesterolo dannoso circolante. Le HDL spazzano le arterie dal colesterolo in eccesso, che si deposita al loro interno.

La tendenza all’ipercolesterolemia - ossia all’aumento del livello di colesterolo nel sangue - è legata all’alimentazione e alla mancanza di vero moto, cioè di quei 30-40 minuti al giorno di impegno che dia l’impressione di “sbloccare” il corpo e la circolazione. I nemici aggiunti più pericolosi si sono rivelati il fumo l’obesità, responsabili di due attacchi cardiaci su tre.
In parte la tendenza all’ipercolesterolemia è collegata a una predisposizione familiare: i tre quarti del colesterolo provengono dalla produzione epatica, e questa produzione dipende da un’ereditarietà. Questo è il motivo per cui le persone predisposte a tale problema metabolico debbono prestare un’attenzione instancabile ai fattori di rischio fin dall’epoca giovanile.
Un ulteriore versante è costituito dal sovraccarico epatico. Tale sovraccarico (tranne particolari casi) non è rilevabile con le comuni analisi del sangue, che possono testimoniare solo vere intossicazioni (tra cui l’alcoolismo) o infezioni gravi (l’epatite). Si tratta piuttosto di un’influenza dell’ambiente in generale: aria inquinata, acque pesanti, farmaci, cibi contaminati anche in minima parte (e praticamente tutti i cibi lo sono, perché le sostanze distribuite in natura e i farmaci presenti negli animali sono presenti sempre, sia pure nei limiti consentiti dalla legge – ma “limite consentito” non significa ”assenza”!) sono tutti agenti di sovraccarico del fegato, che a un certo punto stenta a mantenere le varie funzioni sotto un puntuale controllo.
L’ipercolesterolemia dovrebbe perciò far riflettere sul proprio stile di vita. È un segnale chiaro e preciso d’aver oltrepassato un limite. Quale, ognuno lo deve capire da sé.

Fonte:
Yusuf S et al. - Effect of potentially modifiable risk factors associated with myocardial infarction in 52 countries (the INTERHEART study): case-control study. The Lancet, Published online September 3, 2004

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